Gatti neri e piccioni superstiziosi

I gatti neri hanno da sempre un ruolo di rilievo nelle superstizioni, nel folklore e nella mitologia. Nel Medioevo, si credeva che i gatti neri fossero i demoni domestici delle streghe ed erano in molti a pensare che fossero invece la reincarnazione delle streghe stesse o i messaggeri di streghe o demoni. L’associazione dei gatti neri alla stregoneria è talmente radicata, anche nella cultura odierna, da provocare credenze e superstizioni.

I gatti neri sono stati collegati alle streghe a partire dal sedicesimo secolo. Una famosa leggenda inglese afferma che negli anni Sessanta del Cinquecento, un uomo e suo figlio furino spaventati da una piccola creatura che aveva incrociato il loro cammino in una notte senza luna. Dopo aver tirato dei sassi alla creatura, si resero conto che era un gatto nero. Il gatto, ferito, sfrecciò via e si nascose nella casa di una donna che si sospettava essere una strega. Il giorno seguente, padre e figlio videro quella donna per strada: zoppicava, aveva dei lividi e un braccio fasciato. Da quel giorno si cominciò a sospettare che tutti i gatti neri fossero streghe, dice la legenda.

È molto interessante notare come oggi le superstizioni che circondano i gatti neri siano diverse da cultura a cultura. In Inghilterra e Giappone, se un gatto nero attraversa la strada, è segno di buona fortuna, mentre negli Stati Uniti e in altri paesi europei, tra cui l’Italia, porta sfortuna. In alcuni paesi, fortuna e sfortuna dipendono dalla direzione del gatto: in Germania si pensa che se il gatto attraversa da destra a sinistra è un cattivo presagio, se invece attraversa da sinistra a destra porta fortuna. Ci sono altre superstizioni che riguardano i gatti neri: se un gatto nero ti rivolge la schiena porta sfortuna, ma se un gatto nero si presenta alla tua porta è di buon auspicio; l’incontro con un gatto nero di prima mattina è foriero di sventura, ma se i gatti sono tre, uno dopo l’altro, porteranno fortuna.

Ovviamente pensare che un animale possa portare fortuna o sfortuna è assurdo, ancora più assurdo poi è se è un colore a influenzare la sorte. Ogni superstizione si può ricondurre alla convinzione che cose o azioni siano legate a eventi o conseguenze. Questa convinzione si può spiegare attraverso l’esperimento condotto dallo psicologo americano B. F. Skinner: l’esperimento della superstizione del piccione.

Durante gli esperimenti, il piccione, come molti altri esseri viventi, associa velocemente l’apertura di uno sportello alla comparsa del cibo. Capisce che se schiaccia un pulsante si apre lo sportello e, se si apre lo sportello, ci sarà del cibo. Ma quando l’apertura dello sportello è automatica (si apre ogni tot di secondi), il piccione comincerà a chiedersi cos’è che ha fatto aprire lo sportello. Magari lo sportello si apre mentre lui sbatte le ali, allora lui comincerà a ripetere quel gesto per far aprire lo sportello. Nonostante lo sportello si apra a intervalli prestabiliti, indipendentemente dalle sue azioni, si convincerà che è stato lui, con lo sbattere delle sue ali, a causare la comparsa del cibo. Questa è superstizione.

Se pensate che questa cosa valga solo per i piccioni, provate a fare una ricerca sull’esperimento di Koichi Ono.